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Webinar - Comuni e finanza sociale, verso un “welfare delle relazioni”

Un seminario online organizzato dalla Fondazione Ifel su "Finanza sociale e comuni" della Fondazione Ifel (vedi video prima parte - vedi video seconda parte - vedi video terza parte) ha presentato i risultati di una ricerca sulle esperienze europee relative agli strumenti di finanziamento ad impatto sociale per le amministrazioni locali.

 

21 Apr 2016 0 comment
Immagine tratta da Openincet.it Immagine tratta da Openincet.it

La crescita dei bisogni sociali, i vincoli al patto di stabilità e i tagli ai fondi nazionali per gli interventi sociali, che hanno provocato una riduzione di circa il 75 per cento delle risorse complessive stanziate dallo Stato, hanno spinto a rivedere i modelli e gli strumenti tradizionali di welfare e finanza locale. In particolare, molte sono le esperienze che vedono il diretto coinvolgimento degli attori del territorio nella riorganizzazione dei servizi sperimentati dagli enti locali: come le piattaforme di civic crowdfunding e i social impact bond.

Questo quanto emerge dal seminario online organizzato dalla Fondazione Ifel “Finanza sociale e Comuni”, che si è svolto il 21 aprile, nel corso del quale sono stati presentati anche i risultati della ricerca condotta dall’Università Tor Vergata sugli strumenti di finanza per l’economia sociale con particolare riguardo ai casi del Regno Unito, della Svizzera, dell’Austria, del Portogallo, della Romania e dell’Italia.
“In generale negli ultimi anni abbiamo assistito a un ripensamento del sistema, da un lato in termini di razionalizzazione e riorganizzazione dell’offerta e, dall’altro, in termini di riposizionamento e ricalibratura del ruolo dell’Ente locale all’interno della governance delle politiche sociali, in particolare nel rapporto con gli altri soggetti interessati”, ha sottolineato il direttore di Cittalia Luca Pacini intervenuto in apertura del webinar.

L’alleanza con i soggetti attivi del territorio diventa il punto di partenza per sperimentare e riorganizzare i servizi a livello locale puntando sulla creazione di reti di collaborazione. “In questa direzione i Comuni possono agire su tre ambiti: la partecipazione a bandi e progetti, la creazione di reti pubblico-privato con soggetti profit e non profit del territorio, e l’integrazione socio-sanitaria e con altre politiche pubbliche”, ha evidenziato Pacini.

A livello europeo molti sono i bandi e i progetti che puntano a nuovi strumenti di finanza sociale coinvolgendo imprese ed enti locali come il bando Easi lanciato dalla Commissione europea e in scadenza il 13 giugno 2016. Il bando punta alla creazione di partenariati e strumenti di finanza sociale, alla promozione di strumenti di finanza ibrida per le imprese sociali e alla creazione di una piattaforma di livello europeo per rafforzare la capacità delle organizzazioni di supporto alle imprese sociali.

 

Collaborare verso una nuova governance locale

Collaborare e ritornare alle comunità locali significa anche favorire il coinvolgimento diretto dei cittadini nella definizione delle policy locali co-progettando i servizi. In particolare attraverso strumenti quali le piattaforme di crowdfunding a cui ricorrono spesso le pubbliche amministrazioni.

E’ il caso del Comune di Bologna che ha deciso di affidarsi al crowdfunding per il restauro di un bene comune come il Portico di San Luca riuscendo a raccogliere oltre 300mila euro. Tutto ciò assieme al Comitato per il restauro del portico di San Luca e con il supporto tecnico di Ginger, una giovane impresa di crowdfunding territoriale. Così come Milano che ha dato il via al crowdfunding cittadino per sostenere progetti di innovazione sociale. Esperienze queste che possono generare anche nuove forme di governance locale nella cura della città e nella riorganizzazione dei servizi. Come nel caso del Comune di Siena, secondo in Italia, ad aver approvato il primo Regolamento sulla gestione condivisa dei beni comuni. Il testo, redatto da Labsus – Laboratorio per la sussidiarietà, guarda ai cittadini come a preziosi alleati dell’amministrazione nella cura e gestione dei beni comuni attraverso la sottoscrizione di patti di collaborazione.

Se il primo comune a sperimentare l’applicazione di questo regolamento è stato Bologna per la riqualificazione di spazi abbandonati, Siena ha immediatamente replicato questa buona prassi. La città di Siena ha pubblicato sul proprio sito un bando per la raccolta di proposte di riqualificazione urbana e iniziative di cura della città da parte dei cittadini che verranno realizzate attraverso la sottoscrizione di patti di collaborazione in cui vengono definiti i termini di attuazione degli interventi.
Non solo esperienze dal basso in una logica di allenza tra attori locali e amministrazione pubblica ma anche puntare ad un approccio integrato e condiviso delle politiche sociali è la strada da percorrere per un nuovo welfare, come evidenziato da Pacini.

Quale modello? Il welfare delle relazioni

Linea questa che emerge anche nella ricerca presentata nel corso del webinar che, a partire da quelli che sono gli strumenti tradizionali di finanza sociale, ha preso in esame le pratiche più innovative sperimentate oltre i confini nazionali. In particolare, dall’analisi comparata tra i diversi paesi del Nord e Sud Europa emerge che sono i primi a dare maggiore spazio alla collaborazione tra pubblica amministrazione, cittadini e mondo del non profit. Il campo della finanza sociale è uno dei temi più sviluppati sia a livello accademico che in termini di attori che ne vengono coinvolti. Mentre nei paesi del sud Europa manca ancora una chiara politica di sostegno alle nuove forme di economia sociale e gli investimenti e i progetti realizzati dipendono ancora molto dalle opportunità che vengono dai bandi europei.
Con riferimento al nostro paese invece si stanno sviluppando sempre di più nuove forme di collaborazione tra enti locali e mondo del non profit soprattutto con riguardo alla misurazione dell'impatto sociale che i diversi strumenti (microcredito, social impact bond, social impact investing) apportano.

La strada dunque è quella di un “welfare delle relazioni”, un modello che faccia leva sulle energie civiche che vengono dal territorio nell’ottica della collaborazione. “Il nuovo welfare deve essere in grado di ridurre le disuguaglianze socioeconomiche e le differenze di opportunità tra gli individui, anziché aumentare tale divario, e lo può fare solo se sceglie di mettere in relazione e favorire la collaborazione tra soggetti diversi, anziché favorirne la competitività in un’ottica di contrapposizione inconciliabile”, ha chiarito Pacini in conclusione dei lavori.

 

 

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